Chiara Raggi è una cantautrice, autrice, chitarrista e compositrice italiana. Oggi si racconta così

Host Your Art è felice di ospitare Chiara, cantautrice, chitarrista e compositrice, con un senso dell’ironia davvero fuori dal comune.

Oggi le abbiamo fatto qualche domanda, ecco le sue risposte:

Foto Credit – Tamara Casula

Benvenuta ad Host Your Art! Ci potresti parlare un po di te, della tua carriera poliedrica e del tuo amore per la musica? 

La musica fa parte della mia vita da quando ne ho memoria! Le prime registrazioni risalgono a musicassette sulle quali inventavo frasi e melodie intorno ai 3 anni che mia madre custodisce in un baule in cantina. 

Il mio percorso musicale è cominciato con gli studi accademici ma quando ho scritto le prime canzoni, in adolescenza, tutto ha trovato un suo ordine, ho intravisto quella che poteva essere la mia strada.

Poi è arrivato il primo album, i primi concerti e il passo non si è mai fermato… a volte ha rallentato, sono inciampata, certo. Altre volte ho messo la quinta e spinto l’acceleratore.

Quello che non è mai cambiato in quasi vent’anni di musica è stato il desiderio di vivere di essa, rispettandola e scegliendola ogni giorno.

Questo mi ha portato, in coda alla pandemia che ci ha messi in ginocchio, a mettere insieme il bagaglio costruito in tanti anni e fondare Musica di Seta, un brand dedicato alla musica d’autrice creando un’etichetta discografica, un magazine online e organizzazione di eventi ad hoc.

Una community pensata per le cantautrici, per dare voce e spazio alla loro musica, una casa di cui io ho scelto il terreno, le fondamenta, mi sono occupata della fattibilità, del progetto architettonico.

Insieme possiamo arredarla, progettare nuovi piani, dependance, giardini fioriti, piantare alberi da frutto. Possiamo viverla ed abitarla.

Foto Credit – Cristina Varè

Abbiamo visto la tua serie “Le disAvventure di un Cantautore [Femmina]”, è geniale! Ce ne potresti parlare e raccontarci come nasce questa idea?

“Le disAvventure” nascono da una chiacchierata con un’amica giornalista e social media manager, Fabiola Fenili che ha firmato la serie con me. 

In principio facevo fatica ad utilizzare i canali social, scrivere di me e della mia musica mi creava un disagio e lei mi ha invitata a trovare un mio modo, un mio “voicetone” di comunicazione che fosse in linea con la mia natura e che mi permettesse di stare in rete con tranquillità d’animo.

Così è nata l’idea di mettere in scena la vita e le sfide quotidiane che, da musicista, mi ritrovo ad affrontare ciclicamente. Siamo sempre così impegnati a mostrare la parte migliore al pubblico e invece ho avuto l’esigenza di raccontare anche le disavventure, i lati più rocamboleschi di questa professione.

Realizzare questa serie mi ha permesso, in modo catartico, di relazionarmi con il pubblico in maniera diversa. E’ stato divertente, terapeutico, vero.

E da quel momento #cantautorefemmina è diventato rappresentativo della mia persona e del mio modo di fare musica, dandomi la possibilità, se pur in maniera ironica, di mettere l’accento su un problema che troppe volte da donna e da musicista mi trovo ad affrontare che è la disparità di genere.

Foto Credit – Tamara Casula

Ci ha affascinati la tua canzone “Lacrimometro”, sia per la bellissima musica sia per il testo profondo. Ce ne potresti parlare?

L’idea di Lacrimometro nasce dalla riflessione spontanea riguardo a come le lacrime, in “questo nostro strano tempo” fatto di lustrini, eventi televisivi che portano alle “stelle” (e nella maggior parte dei casi, per via direttissima, anche alle stalle), siano sfruttate, strumentalizzate ad accrescere l’audience o l’empatia con lo spettatore in maniera forzata.

”Acerrime nemiche”, sì, nell’ottica in cui non nascono da gioia, dolori, emozioni ma pilotate da sistemi preconfezionati. Da qui l’idea di inventare uno strumento che possa misurare le lacrime non solo nella quantità ma, soprattutto, nella qualità, nella verità di loro stesse.

Uno strumento “magico” che è accessibile come un app o come uno smartphone, di cui puoi scegliere il colore e magari cambiare la cover a seconda dell’umore.

La lacrima ha varie nature, scandisce la nostra vita, quella vera, portata da avvenimenti belli, “unici da ricordare” e da grandi dolori a cui non si riesce a dare un senso… come la morte.

In un momento storico in cui sembra che la sostanza abbia un ruolo secondario rispetto all’apparenza, l’invenzione di un Lacrimometro è un modo per raccontare la verità sempre, in ogni lacrima come in ogni musica, in ogni parola».

Foto Credit – Tamara Casula

Pensi che l’arte possa aiutare gli l’umanità a ristabilire un rapporto più equilibrato e sostenibile con il pianeta?

“La bellezza salverà il mondo”.

La musica è bellezza e per questo salva il mondo, salva i nostri singoli pianeti interiori: è rifugio, è cura, è condivisione.

E’ importante provare a fare la propria parte applicando semplici principi di ecosostenibilità nella quotidianità, in famiglia, nelle comunicazioni con gli altri.

Con Musica di Seta abbiamo deciso di prendere una linea guida precisa che ci impegniamo a rispettare: i packaging dei prodotti fonografici sono realizzati in carta riciclata senza l’utilizzo di plastica così come i prodotti del merchandising in cotone ecologico.

Un piccolo gesto che prima di tutto responsabilizza chi lo compie.

Foto Credit – Cristina Varè

Ringraziamo Chiara per aver accettato la nostra intervista e le facciamo tanti auguri per la sua attività. Per seguirla, potete cliccare questo link o sui social media.

https://www.facebook.com/chiararaggiofficial/

https://www.instagram.com/chiara_raggi/

https://www.youtube.com/channel/UCNleff-JexrgwIjcoyxTFTA

Condividi

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on reddit
Reddit
Share on print
Print
Share on email
Email

Leggi le altre interviste

Richiedi la demo del cpanel