Elisa Genghini, note e parole
con riverberi degli anni 90.

Elisa Genghini, musicista e scrittrice, accompagnata dalla sua ironia e dal prendersi poco sul serio, oggi ci racconta un po di lei, in questa intervista rilasciata ad Host Yor Art.

Tra sorrisi ed echi di suoni ruvidi degli anni 90, tra dolce ed amaro, questo è quello che ci ha raccontato.

Benvenuta ad Host Your Art! Ci presenti Elisa Genghini, persona, scrittrice e cantautrice?

Sono nata a Rimini e sono figlia di un bagnino romagnolo e tedesca in vacanza. 

E’ difficile rispondere a questa domanda, essendo un po’ schiava dell’autoironia, mi verrebbe da dirti che sono molti anni che provo a diventare famosa, ma con scarsi risultati. 

Questa mia inclinazione al fallimento però mi ha dato ottimi spunti per scrivere libri, come “Sposerò Manuel Agnelli”, che parla di una cantautrice un po’ goffa che prova a farsi strada nel mondo della musica, un mondo troppo difficile per lei, che è una perdente naturale. 

Ma perdere fa bene perché forma il carattere e fa acquisire una maturità tale per cui quando compongo le mie canzoni e me le canto anche solo nell’intimo della mia stanzetta, mi fa sentire molto bene. 

Ma faccio anche concerti dal vivo, o quanto meno, prima di questo momento storico molto difficile

Abbiamo notato un trait d'union tra la tua musica ed il titolo di un tuo libro. Le tue sonorità ci hanno ricordato canzoni dei Pixies, alcuni echi della Seattle degli anni 90 levigati e resi più melodici. Anche la tua scrittura segue queste melodie sonore? 

Se le mie sonorità ricordano quelle dei Pixies non posso che esserne molto felice! 

Sì, io quell’aria l’ho respirata, è la musica che ho amato e che amano molto anche molti dei musicisti con cui ho collaborato negli anni che sono un po’ più vecchi di me e mi hanno formata. 

Uno dei miei dischi si chiama “Fuorimoda” proprio perché non amo particolarmente quello che c’è sul mercato adesso, ho cercato di tirare fuori proprio certe sonorità anni ’90 perché sono quelle che preferisco, cioè, ci provo ad ascoltare cose nuove ma confesso che faccio molta fatica, comincio ad essere vecchia, forse, chissà. 

Provo a fare ora la musica che amo senza pensare tanto alle regole vigenti, la mia scrittura è l’unica scrittura possibile per me, non ne ho un’altra, non so dire quali melodie sonore segua, quando scrivo e mie dita si muovono un po’ da sole, sicuramente è una scrittura di getto, molto intuitiva, sono una scrittrice per caso, prima scrivo poi penso, poi tolgo poi mi rendo conto di quello che ho scritto.

Attorno alla tua figura ruota un auto ironia dolce e tagliente allo stesso tempo. Da dove nasce?

È che non mi sono mai presa troppo sul serio, questo fa bene ma fa anche male. 

E’ il dolce e l’amaro di essere così, faccio cosi fatica prendermi sul serio che mi devo concentrare tantissimo, quando sgrido mia figlia perché lancia pezzi di mandarino ciucciato dal seggiolone, mi devo concentrare molto per sembrare autorevole, lei mi ride in faccia, ecco, e in realtà viene da ridere anche a me.  

Poi penso, “ecco, e lei dovrebbe prendermi sul serio?” Poi penso anche “ma figurati se io me la devo prendere per un pezzo di mandarino ciucciato, i problemi sono altri”, ed infatti i problemi sono altri. 

Per questo l’ironia salva, riesce a farmi dare il giusto peso alle cose o per lo meno il giusto valore per me. 

Così anche nella musica, ho scritto molte canzoni d’amore per dei perfetti imbecilli. Struggimento sentimentale misto a qualche nota di ironia mi dà la dimensione giusta delle cose che sarebbe: il perfetto imbecille rimane tale, la canzone rimane, e magari è anche bella.

Pensi che la letteratura e la musica possano aiutare gli esseri umani a ristabilire un rapporto più equilibrato e sostenibile con il pianeta?

La letteratura e la musica in questo periodo storico sembra essere quello di cui possiamo a fare a meno.  Sono un dettaglio, in questo momento che pare dirci solo “lavora e crepa”.

Io non so dare una risposta a questa domanda usando grandi parole e non so fare analisi filosofiche e sociologiche.  Ragiono per dettagli. Posso scrivertene uno se vuoi. 

L’altro giorno sono andata a lavorare, come faccio sempre. Per andare a lavorare mi addentro con l’auto per uno sterrato in mezzo ad un campo immenso, immerso nella nebbia della mattina presto. Era un giorno davvero poco promettente. Ma ad un certo punto ho osservato una gazza volare nel cielo.  

La mia radio era sintonizzata su radio 3. Era un brano di musica classica, poteva essere Brahms, ma sicuramente mi sto sbagliando, data la mia scarsa competenza in materia di musica classica. Ammettiamo comunque che fosse Brahms. In quel momento ho avuto l’impressione che la gazza stesse volteggiando nel cielo proprio sulle note degli archi di Brahms, o chi per lui, come se ascoltasse la musica, come andasse a tempo, e per un attimo ho pensato, (e poi ho voluto continuare a farlo), che tutto fosse collegato. 

Il resto di quella giornata, se ci penso, si perde nell’ordinario e nel grigio un po’ deprimente dell’autunno e nel momento storico. Ma nei momenti più sconfortanti di quel giorno o anche dei giorni che sono seguiti, ho tirato fuori dalle mie provviste di “cose belle”, di dettagli, l’immagine di una gazza che danza sulle note di Brahms. 

Sono le mie provviste di buon umore, le mie cartoline per i momenti bui che ora sto scrivendo qui e che mi salvano. Sono parole, natura, musica, per cui ti rispondo che è tutto collegato, la musica le parole servono per avere un rapporto vero con la natura, e viceversa.

Host Your Art ringrazia tantissimo Elisa per aver partecipato all’intervista. Vi invitiamo a seguirla nella sua carriera sui social media, riportati di seguito.

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