Laura Gramuglia speaker, dj ed autrice.
Oggi si racconta ad Host Your Art.

Laura è bolognese di nascita, e forse parte della sua sensibilità creativa proviene da certi inverni gelidi trascorsi nella città, ed estati dove le suola delle Dr.Martens si fondono sull’asfalto.

Nelle sue parole riecheggia il suono graffiante di chitarre elettriche, e le voci di donne che hanno cambiato la storia della società attraverso la loro musica.

Oggi abbiamo avuto la fortuna di farle qualche domanda, ecco le sue risposte:

Foto Credit – Carlo Mogiani

Benvenuta a Host Your Art! Speaker su Radio Capital, dj, autrice di programmi radiofonici, articoli su riviste, autrice di libri. Abbiamo scordato qualcosa? Chi è Laura Gramuglia

Innanzitutto grazie per l’opportunità. Raccontare il mio lavoro è il primo passo per legittimarlo.

A volte permane ancora l’idea che operare in questo settore non equivalga allo svolgimento di una vera professione, e questo, al di là del pregiudizio, è un problema.

L’anno che stiamo vivendo ne è la prova, purtroppo i lavoratori dello spettacolo hanno dimostrato di essere quasi invisibili durante la pandemia.

C’è ancora tantissimo da fare, lunghe battaglie per il riconoscimento dei diritti essenziali e tutele che includano la giungla contrattuale in cui il settore è spesso invischiato. Io adoro il mio lavoro, credo che fare ciò che più si ama sia il solo modo per farlo al meglio.

Certo, spesso non ci sono le condizioni, molti e molte sono costretti ad abbandonare prima di ottenere risultati, altri, ma soprattutto altre non possono proprio permettersi di conciliare la vita privata – maternità, famiglia, cura dei parenti più prossimi – con un’attività artistica che non conosce orari.

Per quanto mi riguarda, cerco di declinare le mie passioni indirizzandole verso obiettivi condivisi pur restando fedele all’idea che le ha generate.

Nascono così i miei libri, format radiofonici, dj set in vinile, laboratori e performance live.

Foto Credit – Roma Vinyl Village

Come non parlare del tuo libro “Rocket Girls – Storie di ragazze che hanno alzato la voce”. 50 donne, musiciste, cantanti di epoche e generi differenti. Tu cosa hai in comune con queste donne? (PS: devo ammettere che la prima volta che ti ho vista, nonostante il diverso taglio di capelli mi è venuta in mente immediatamente Kathleen Hanna, di cui parli nel tuo libro)

Purtroppo temo di avere poco in comune con le “mie ragazze”. Musiciste rivoluzionarie, osservatrici acute e affamate di novità.

Per me molte di loro sono state un esempio, un faro, un appiglio indispensabile in quel periodo difficile nella vita di quasi ogni ragazza che è l’adolescenza.

Non avevo molte amiche all’epoca, pochi punti di riferimento a me prossimi e allora ho iniziato a conversare con Patti Smith, ad appendere nella mia stanza fotografie di Courtney Love, a gridare sui testi di Bikini Kill, a muovermi davanti allo specchio come Tina Turner.

La giovinezza è un periodo strano, magico e terribile allo stesso tempo. Assorbi come una spugna, senti di poter cambiare il mondo, ma non hai protezioni, ogni cosa ti tocca nel profondo.

Ecco, la musica, i testi, le parole di queste donne mi hanno toccato prima di altre e in qualche modo mi hanno condizionato. Nonostante l’età, radici, culture molto diverse, all’epoca era come se nessuna capisse meglio i miei bisogni.

È quello che dico all’inizio del libro, dedicandolo a tutte le ragazze là fuori che stanno iniziando la più straordinaria delle avventure: libri e dischi sono come mappe, finché li abbiamo con noi non ci perderemo mai.

Rocket Girls nasce per loro, racconta battaglie pubbliche e private tra curiosità, spunti e ispirazioni per la vita di ogni donna.

È un percorso che incoraggia a spingersi oltre le etichette e a considerare la musica composta, eseguita e prodotta dalle femmine non un genere a sé, ma una narrazione ricca e sfaccettata quanto quella maschile.

La galleria d’arte ONO di Bologna ha avuto un ruolo nel “raddrizzare” le tue idee e indirizzarti verso la realizzazione del tuo ultimo libro. Che cosa rappresenta per te la galleria ONO e cosa rappresenta Bologna nella tua vita?

A Bologna, la città dove sono nata e dove a un certo punto del mio percorso ho scelto di continuare a vivere, sono stati due i luoghi che hanno visto germogliare il progetto Rocket Girls.

La Biblioteca delle Donne, ormai tre anni fa, fu la prima ad accogliere il mio Book Music Club, rassegna in cui raccontavo soprattutto la disparità di genere nell’industria musicale.

Lo facevo attraverso incontri-laboratori dedicati a figure cardine della scena come Patti Smith, Nina Simone, Kim Gordon. Affiancavo a letture, racconti, filmati e dischi naturalmente.

Donne straordinarie che hanno dovuto faticare molto per imporsi in un mondo di uomini, ma è stato grazie a loro se altre artiste sono riuscite a emergere.

Tutte sono riuscite a essere qualcosa di diverso perché avevano davanti agli occhi modelli virtuosi. E non mi riferisco soltanto a musiciste, ma anche a ingegnere del suono, produttrici, compositrici, giornaliste…

Le donne nella storia della musica non sono poche, sono poche quelle di cui ci si ricorda. Una manciata di nomi di solito, artiste che hanno scalato montagne e compiuto vere e proprie rivoluzioni.

Accanto a loro però hanno combattuto eserciti le cui storie premono per essere raccontate.

Poi certo, un anno più tardi, a Ono, luogo meraviglioso della città al quale sono legatissima, ho capito che forse qualche margine per una pubblicazione c’era.

A Ono ho iniziato a immaginare un libro illustrato, quale luogo migliore per accendere la miccia di una galleria d’arte?

Foto Credit – Carlo Mogiani

Pensi che la musica possa aiutare l’umanità a ristabilire un rapporto più equilibrato e sostenibile con il pianeta?

Penso che la musica sia una forza sulla quale è possibile contare sempre. E non occorre nemmeno conoscerla così a fondo per potersene servire. Basta semplicemente mettersi in ascolto e lei arriva.

Arriva a farci compagnia, a darci forza, a calmarci, a offrirci spunti… Quante volte attraverso il testo di una canzone, grazie alle parole del nostro artista preferito, abbiamo scoperto libri, film, opere scritte da altre persone che aspettavano solo di essere lette, viste, osservate ancora una volta?

Quindi sì, per rispondere alla tua domanda, credo che la musica possa garantire un altro punto di vista, uno di quelli che porta a porsi domande, a guardarsi dentro e a chiedersi quale direzione prendere.

Di nuovo, stiamo vivendo un periodo complicato, ognuno di noi ha delle priorità in questo momento, ma ne ha anche la nostra terra.

E se non riusciamo a essere l’esempio virtuoso che altri per noi sono riusciti a essere non importa, bastano piccoli gesti, un po’ di attenzione e tolleranza in più per oleare rapporti e facilitare il lavoro altrui sono sufficienti.

Foto Credit – Carlo Mogiani

Laura Gramuglia è speaker, dj, autrice. È stata tra i conduttori di Weejay a Radio Deejay. Ha scritto di musica e donne su “Rolling Stone”, “Tu Style”, “Futura” e ha collaborato al lancio della piattaforma online radio e podcast Spreaker. Per Arcana Edizioni ha pubblicato Rock in Love – 69 storie d’amore a tempo di musica, Pop Style – La musica addosso e Hot Stuff – Cattive abitudini e passioni proibite. L’erotismo nella musica pop. Per Fabbri Editori Rocket Girls – Storie di ragazze che hanno alzato la voce. Su Radio Capital è autrice e conduttrice dei format Rock in Love, Capital Hot, Capital Supervision e Rocket Girls. Su Rai Italia racconta Amori lontani nel programma L’Italia con voi.

Il team di Host Your Art ringrazia Laura per aver partecipato alla nostra intervista e le facciamo gli auguri per le sue tantissime attività.

Potete trovare il libro di Laura a questo link, ascoltare le sue Rocket Girls cliccando qui e potete seguirla sui social media!

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